Vita della scuola

Intervista a Giulio Scarpati: “Una giornata particolare” fuori e dentro il palco

Intervista a Giulio Scarpati: “Una giornata particolare” fuori e dentro il palco

Quando abbiamo avuto l’idea di intervistare Giulio Scarpati non pensavamo che saremmo riusciti a organizzare tutto ma l’Ufficio Stampa del Teatro Franco Parenti di Milano e l’entourage del Sig. Scarpati hanno fatto sì che l’incontro tra i ragazzi del COF #onceuponablog della Scuola Pastor Angelicus e il noto attore romano avesse luogo.
Questo momento è stato molto piacevole e importante per i ragazzi, autori in totale autonomia delle domande poste e improvvisatisi intervistatori per una sera.

Giulio Scarpati ha risposto con la gentilezza d’animo che lo contraddistingue, ponendosi sempre da pari con i suoi giovanissimi interlocutori, facendoli sentire al centro della sua attenzione, concedendo loro in chiusura d’intervista foto ricordo e autografi e regalando ai ragazzi la possibilità e l’emozione di essersi confrontati piacevolmente con un importante attore italiano.

Prima di lasciarvi al frutto di questa piacevole chiacchierata, permettetemi di ringraziare nuovamente tutti coloro che l’hanno resa possibile e, soprattutto, i miei alunni.

Grazie, ragazzi, per aver messo in campo tutte le vostre migliori qualità ricordandomi quanto io sia fortunata ad avere la possibilità di fare questo lavoro e di potervi accompagnare, per un piccolo tratto, nel lungo e difficile percorso che vi porterà a essere i meravigliosi adulti che so che un giorno sarete.
Buona lettura.

Prof. C. Muzzi

 

Si è mai dimenticato qualche battuta? Le è mai capitato di dover improvvisare durante uno spettacolo? (Niccolò)
Sì, spesso… la memoria nel tempo diminuisce e quindi molte volte capita di avere delle amnesie. Quando ci si dimentica una battuta o una parola passano pochi secondi in cui si cerca di ricordare cosa si doveva dire ma sembrano un’eternità a chi ci sta ascoltando e osservando.
Mi è capitato di dire battute non uguali da quelle prescritte dal copione, ma mai battute totalmente diverse perché quando si studia un personaggio si entra nella sua personalità e nei suoi sentimenti quindi s’inizia, in un certo modo, a pensare e parlare come lui.

Come si è sentito la prima volta che ha recitato su un palco? Sono cambiate le emozioni e le sensazioni dalla prima volta? (Simone S.)
La prima volta che sono salito su un palco ero molto piccolo, avevo dodici anni, e non mi rendevo bene conto in realtà, mi sembrava tutto un po’ strano. All’epoca frequentavo le medie e una vicina di casa che faceva l’attrice chiese ai miei se potevo prendere parte a uno spettacolo a Roma, al Teatro delle Muse, i miei acconsentirono e così mi ritrovai ad andare di sera alle prove.
Essendo piccolo, la sera ero stanco, mezzo addormentato, e il giorno dopo a scuola era davvero difficile…

È stata però una bellissima esperienza sebbene non avessi molte battute perché avevo la possibilità di osservare gli altri e così mi appassionai, tanto che a sedici anni m’iscrissi a una scuola di recitazione e da lì è iniziata tutta la mia carriera.

Come si “entra” in un personaggio soprattutto se è molto diverso dal proprio carattere? (Nathasha)
Lo spettacolo con il quale sono attualmente in scena lo esemplifica bene (“Una giornata particolare” ndr) perché il mio è un personaggio molto complesso che vive una storia molto complicata.
Interpreto un radiocronista dell’EIAR, che a causa della sua omosessualità è stato cacciato dalla radio in cui lavorava e che, per decisione del regime, come molti altri omosessuali viene mandato al confino poiché all’epoca coloro che non erano graditi al regime venivano portati in carceri speciali.
Lo spettacolo è ambientato nel maggio del 1938 a Roma in epoca fascista, e in occasione della visita di Hitler a Mussolini.
In quell’occasione, parallelamente alla storia di questo radiocronista che proprio quel giorno verrà confinato, anche una famiglia molto fascista si prepara ad assistere alla parata in onore di Hitler; tutti tranne la madre, Antonietta, una donna un po’ schiava del marito e dei figli.
Antonietta e il mio personaggio si ritrovano, dunque, soli nel palazzo e da questo nasce una bella storia poiché questi due personaggi hanno la possibilità di incontrarsi e parlarsi portando alla luce sentimenti ed emozioni delicate che avevano sempre tenuto in qualche modo nascosti al resto del mondo.
La cosa bella di questo personaggio è che, nonostante viva nell’angoscia perché dovrà andare al confino, ha una grande voglia di vivere, gli piace ballare, cantare e con Antonietta avrà modo di vivere dei momenti felici nonostante quello sia il giorno più drammatico della sua vita.
Per entrare in un personaggio bisogna innanzitutto fare i conti con il periodo in cui egli vive e adattare il modo di parlare, di muoversi e di ragionare all’epoca in cui egli è inserito.
Per tornare alla domanda sul dimenticarsi le battute, per esempio, in questo caso bisogna fare attenzione ai termini che si utilizzano per sostituire le parole che non si ricordano perché alcune risulterebbero anacronistiche.
Per interpretare questo personaggio ho compiuto una sorta di percorso di avvicinamento, ho ascoltato le canzoni dell’epoca, i radiogiornali e ho visto molti film; inoltre il teatro ha una risorsa preziosissima dalla sua: la scrittura del copione che, con le sue note e indicazioni, ti aiutano a entrare nel personaggio poiché ti dicono quello che il protagonista vive e pensa e questo ti permette di vivere da personaggio, non solo di interpretarlo.

Ha mai pensato di abbandonare la recitazione per un altro lavoro? (Erika)
No, non davvero. Le insicurezze e le paure sono normali, agli inizi ovviamente non è tutto semplice e può capitare di farsi venire dei dubbi, di farsi prendere dallo sconforto e di chiedersi se si sia realmente in grado di fare questo mestiere però è una cosa che amo e le cose che ami alla fine ti spingono sempre a riprovarci.
Anche quando le cose non vanno bene, quando c’è la passione, si trova sempre l’energia di andare avanti a inseguire i propri sogni.

Ha interpretato personaggi che hanno fatto delle importanti scelte sociali, quest’anno il tema della nostra scuola è “E tu da che parte stai?”, lei, di fronte a tutto quello che succede nel mondo, come si pone? (Andrea)
Ho interpretato tanti personaggi che mi hanno aiutato perché quando si recita nei panni di persone che hanno fatto cose importanti come Don Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas, ci si rende conto di quanto queste persone siano state brave e di quanto abbiano fatto per gli altri dedicandosi totalmente a loro.
Per un attore questa è una grande fortuna.
Un altro personaggio che mi è piaciuto molto è Rosario Livatino, un giudice ucciso dalla mafia molti anni fa, che io interpretai ne “Il Giudice Ragazzino”. Vedere un giovane magistrato decidere di rifiutare la scorta per non mettere a rischio altre persone e continuare a indagare e a fare il suo lavoro nonostante fosse in pericolo, ti fa capire quando queste persone siano eroi veri.
Interpretare questi eroi e poter essere loro, anche se per finta, aiuta ad avere la dimensione di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Mi piace molto interpretare questi ruoli perché offrono la possibilità di lanciare un messaggio di speranza e di fiducia.

Come si sente quando prepara uno spettacolo e fa le prove? (Niccolò)
Le prove sono la parte più bella e creativa. È come modellare della creta, inizialmente si pensa a come recitare le battute per renderle più efficaci, capita spesso di scoprire molto del personaggio in questa fase. Leggere il copione, confrontarsi con la compagnia e con i registi permette di trovare le frasi e le battute che sono proprie del personaggio e di comporre il grande mosaico che è lo spettacolo che si porta in scena.
La bellezza del teatro è che lo si presenta ogni sera dall’inizio alla fine, in modo consequenziale, non come capita in televisione o al cinema dove talvolta non si girano le scene seguendo il corretto ordine temporale ed è necessario recitare dovendo tener presente qualcosa che ancora non si è interpretato. Il teatro è un accadimento che avviene davanti agli spettatori dal vivo ed è tutto reale, gli errori purtroppo lo sono ma anche le emozioni che vengono generate.

Qual è il suo film preferito tra quelli che ha interpretato e in generale? (Simone S.)
Per quanto riguarda quelli che ho interpretato sicuramente “Il Giudice Ragazzino” è quello che ho amato di più. In generale, invece, ce ne sono molti che mi piacciono, è davvero difficile sceglierne uno.
Mi piacciono molto due registi che, in realtà, sono molto distanti tra loro: Vittorio De Sica e Stanley Kubrick. Di De Sica ho amato molto “Ladri di biciclette” ma anche “Miracolo a Milano” che mi emoziona sempre; di Kubrick invece ho apprezzato “Barry Lyndon” poiché è molto particolare, tutta l’opera di Kubrick lo è, era un regista molto innovativo.

Com’è stato scrivere un libro? (Erika)
Scrivere libri non è il mio mestiere, l’ho fatto perché stavo vivendo un’esperienza difficile, mia mamma era malata di Alzheimer e faticavo ad accettare la sua malattia, così ho pensato che questo potesse essere un modo per aiutarmi a tirare fuori quello che provavo, tutto il mio dolore e la mia sofferenza e accumunarmi a tutti coloro che stavano vivendo la mia stessa situazione traendone, in qualche modo, l’energia necessaria ad andare avanti e affrontare la malattia di mia mamma e il suo decorso tragico.
Ho iniziato a scavare nel passato e nei ricordi e a prendere le cose belle che ricordavo del rapporto con lei e ricordarle mi ha permesso di farle rivivere, anche se, purtroppo, in quel momento lei non era in grado di farlo insieme a me.

Ha mai modificato il modo in cui doveva interpretare un personaggio? Per esempio… cambiando un po’ il suo carattere rispetto a quanto previsto dal copione? (Simone S.)
Se un copione è scritto bene, come per esempio quello de “Il Giudice Ragazzino”, non si cambia nulla ma questo non sempre capita, soprattutto se si sta lavorando un po’ di corsa, così ogni tanto si fanno dei piccoli aggiustamenti sempre, ovviamente, concordandoli con il regista.

Com’è la vita da attore? E come riesce a gestire la sua vita di tutti i giorni essendo spesso impegnato lontano da casa? (Andrea)
La vita da attore, ovviamente, mi piace perché il mio mestiere mi piace tantissimo.
Le tournée di cui, spesso, molti parlano male sono faticose ma sono anche il bello di questo mestiere. Quando ho iniziato, quando andavo nelle varie città compravo le guide del posto e trascorrevo i momenti liberi a esplorarle, poi con l’età mi sono un po’ impigrito e ora mi capita di andare a qualche mostra o al cinema mantenendo sempre una dimensione di normalità.
Il momento più importante delle giornate degli attori quando sono al lavoro, sembrerà banale, è il momento in cui si va in scena, il momento dello spettacolo… oltre al momento in cui ci si ritrova tutti insieme davanti a un buon piatto come premio per i propri sforzi!

Qual è il suo sport preferito? (Nathasha)
Beh, ovviamente il calcio!
Tifo Roma (i ragazzi mormorano in segno di disapprovazione e Scarpati ride divertito, N.d.R.) so che qui a Milano non è una cosa bella da dire.
Voi per quale squadra tifate? Spero non ci siano juventini tra voi.
(I ragazzi rispondono dividendosi tra tifosi del Milan e dell’Inter, ndr) Meglio il Milan dell’Inter perché c’è Montella!

Le è piaciuta l’intervista? (Simone S.)
(ride e risponde annuendo, ndr)
Molto, siete stati bravi! Posso fare io una domanda a voi ora? Mi spiegate per bene cosa fate nel vostro corso di blog? Quali classi frequentate?

(a rispondere è Andrea, ndr)
Oltre alle lezioni normali di scuola ci troviamo un pomeriggio a settimana per fare un corso facoltativo che si chiama #onceuponablog, in queste ore ci occupiamo di aggiornare il sito della scuola parlando delle nostre gite e delle attività che facciamo al mattino.
Usiamo molto il pc, ovviamente, in queste ore e anche le macchine fotografiche, quindi approfondiamo anche il lato fotografico.
Il corso è aperto sia ai ragazzi di seconda sia di terza quindi siamo un po’ misti ma ci divertiamo molto.

Il video integrale dell'intervista è disponibile a questo indirizzo: www.youtube.com/watch.

Andrea, Erika, Nathasha, Niccolò, Simone S., rielaborazione testi Prof. C. Muzzi